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ArtImprovvisa.

Mi sono da tempo sposata con il terreno della consapevolezza corporea. Mia sorella è intuizione di un gesto. Mia figlia, la serietà nel tenersi giocosamente in bilico. I miei gemelli adorati, essere e non essere.

L’epifania dell’ArteImprovvisa è tuttora alla base del mio essere in teatro. Oltre alla rivelazione primaria, assoluta, persiste infatti ancora oggi il frutto che con delicatezza “affronto” da anni.
L’assoluto della determinazione “coute que coute” ha lasciato il posto, lentamente, ad una nuova consapevolezza: è la rotondità di tutte le cose belle a guidarmi nella perlustrazione circolare.
Non mangio improvvisazione a colazione
Né divoro la scena con il mio esserci.
Perseguo il senso del coltello che sbuccia la mela con cura, non mi potrei provare a deliziar amici e allievi sfidandoli in singolar tenzone.
Piuttosto guardo con lo “sguardo degli occhi” il frutto della ricerca; con sospetto dubbioso, continuo a sorprendermi: viaggiando.
Come sono lontana dall’ammaraggio in un porto sicuro!

Conosco il momento in cui tale ricerca è stata Ul-issata, messa in cima ad un’imbarcazione fatta di giorni, verso un’Odissea avventurosa.
Una sull’altra, si alter-nano le sperimentazioni, consapevoli e latenti (a tratti):
a renderle appassionanti è stata la maniera di procedere.
Il laboratorio Teatrale che deve infondere fiducia nello stato incerto che attende gli attori, o le persone consapevoli, è un ottimo punto di vi(s)ta.
Se solo mi allontano dalla semplice, pretta osservazione degli eventi, dei quali sono spesso testimone, mentre conduco il laboratorio di teatro, sono presa dal panico della rinuncia alla comprensione. Avvengono fatti, gli attori si guardano e si parlano in un codice a latere, fantastico, d’altrove.
Eppure loro sono qui, e siamo nel tempo di Ora.
Ed io ho la bocca aperta, piena di cose che non posso dire.
Cose che si trasformano in segni eloquenti.
Chi guarda e chi è guardato sono enrati in contatto: fanno TEATRO.
Tratterò qui di tutto ciò che esula dalla mera comprensione, dall’illustrazione di esercizi atti alla comprensione di chi decidesse di affiancarsi a questo modo di procedere insieme.
Mi sono da tempo sposata con il terreno della consapevolezza corporea, mia sorella è intuizione di un gesto. Mia figlia è la serietà nel mantenersi giocosamente in bilico. I miei gemelli adorati sono essere e non essere.
Questa famigliola è salva!
E salpa!
Per la natura delle cose,
per la vita fuori e dentro il teatro vita.
Per i lidi dei compagni di lavoro.
Per gli scogli dei sensi.
Per la disponibilità verso le forme dell’esistere.
E ancora
per gli insegnanti di teatro che sono poeti, attori.
Per quelli che il metodo lo tengono sul filo della propria esistenza artistica, grati agli insegnamenti dei grandi padri, ma desiderosi di affrontare le sirene.
E allora: “Play it (new) again, Sam!”, ritornello che Humphrey ha sussurrato all’orecchio di tante generazioni di attori, lo sappiamo fin dall’esegesi del nostro essere (o no?) attori (o no?)
A play is just a play
a kiss is just a kiss
a life is just a life.

Mila Moretti

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